Dedicato alla fantasia popolare: 'Il diavolo di Emarèse'

La vita era grama ad Emarèse, e dura la fatica per procurarsi il pane quotidiano: tanto più che il diavolo, se soltanto poteva, rubava la terra che i contadini, tra mille difficoltà, avevano portato dal fondo valle nei loro campicelli, per coprire i massi dell'arida costa. Per fortuna, sorreggeva quei montanari un'incrollabile fede, che aveva insegnato loro a tener lontano il demonio dal terreno coltivato, segnandosi pienamente all'inizio della fatica giornaliera.

Infastidito da tanta pietà religiosa, il diavolo decise di farla finita, una volta per tutte, con quei montanari, schiacciandoli sotto un enorme masso. Cercò dunque sulla strada di Saint-Vincent il roccione più adatto e, caricatoselo sulle spalle, lo trasferì proprio sopra il villaggio. Ma quelli di Emarèse se ne accorsero e levarono al Cielo preghiere tanto fervide che il pietrone, da solo, si mosse per tornare alla sua sede primitiva, donde il diavolo, per quanto facesse, non riuscì più a smuoverlo d'un dito.

Il masso è ancora là, incorporato nella cappella eretta a ricordo della miracolosa vittoria della fede sulle potenze infernali.

(Tratto da: "Il fiore del leggendario valdostano" di Tersilla Gatto Chanu, Emme Edizioni).